Faccia di bronzo
Ci passi davanti e quasi non ci fai caso. Lui se ne sta lì rigido nella sua posizione, cappello nella mano sinistra, libro nella destra, sguardo impenetrabile, faccia di bronzo. Se ne sta lì in silenzio, non rivolge la parola a nessuno, non dà confidenza. Gode dell’ombra delle fronde degli alberi, gli stessi che lo ricoprono di foglie in autunno. Sono anni che ha scelto con cura dove sostare, in piazza Hortis, alla fine di via Cavana, nel cuore della città vecchia. Se ne sta proprio di fronte a quello che era l’ingresso della sua biblioteca preferita, immobile, come concentrato ad immaginare versi, storie da raccontare. Se ne sta immobile mentre i venditori ambulanti gli sputano sulle scarpe. Non batte ciglio se i ragazzini sbronzi del sabato sera lanciano bottiglie vuote a pochi passi da lui. Non arrossisce quando i turisti, senza pudore, lo abbracciano per includerlo nelle foto ricordo. E quando qualcuno, vedendolo così, tutto solo, vorrebbe offrirgli una sigaretta? Lui non gradisce, mai.
Lui, il caro buon vecchio Italo Svevo, semplicemente sta. Scolpito a grandezza reale da Nino Spagnoli. Per ricordare ai passanti che “la vita non è né bella né brutta, ma originale”.
