vita di cristallo

•29 ottobre 2010 • Lascia un commento

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Quanto sudavano gli indiani d’America

•29 ottobre 2010 • Lascia un commento

Comincia così. Comincia che tu vai a cercare le pietre. Non basta, però. Le devi trovare. O saranno loro a trovare te. Ha poca importanza, ciò che è importante è che tu chieda loro il permesso. E’ che tu senta che vogliono essere coinvolte. Tu sì, tu lo senti che vuoi essere coinvolta. E allora, in silenzio, partecipi alla preparazione del luogo. Quell’ossatura di legno all’ombra del fico viene avvolta da coperte e copertine. Pian piano prende la forma di una capanna. Al suo interno è buio, buio che se anche gli occhi si adattano resta buio. Al centro c’è una buca: è’ lì che prenderanno posto le pietre roventi. Quelle che hanno accettato di venire, ovvio. Al tramonto i servitori avranno già acceso il fuoco da ore. Loro se ne prenderanno cura, si prenderanno cura di te, degli altri, del rito. Tu nel frattempo, con il solo asciugamano addosso ti addentri nel bosco e raggiungi la capanna. Non una qualunque, no. La capanna sudatoria. E sì, sai che suderai, ma senti che dietro questo rito c’è qualcosa di molto più grande. Qualcosa che hai voglia di scoprire.

Respiri per calmare i battiti accelerati che ritmano l’ingresso nell’ignoto. Hai paura. E sei curiosa. E hai paura. A turno si prende posto nella capanna. Una catena di corpi si sfiora un braccio, una gamba, un piede. Entra anche lei, la nostra guida. E poi è buio. In un ora e mezza la porticina si aprirà quattro volte, per permettere l’ingresso di aria e pietre. Tutti insieme rivolgerete le vostre parole all’universo, a voi stessi, agli altri. E insieme ai desideri prenderanno il volo anche le paure, le cose che meno vi piacciono al mondo. Le pietre, il buio, il caldo, l’umido, l’ignoto metteranno a dura prova i tuoi limiti. Finché non ti ritroverai faccia a faccia con loro. E deciderai di affrontarli. Deciderai di uscire dall’utero della madre terra, che la capanna rappresenta, un po’ diversa, un po’ nuova.

Finisce così, nel silenzio dopo tante parole. E tu? Tu hai sudato, certo. Ma forse anche qualcosa di più,  qualcosa di più grande. Ora lo sai, ne fai parte.

Sehnsucht

•31 agosto 2010 • Lascia un commento

Faccia di bronzo

•27 agosto 2010 • Lascia un commento

Ci passi davanti e quasi non ci fai caso. Lui se ne sta lì rigido nella sua posizione, cappello nella mano sinistra, libro nella destra, sguardo impenetrabile, faccia di bronzo. Se ne sta lì in silenzio, non rivolge la parola a nessuno, non dà confidenza. Gode dell’ombra delle fronde degli alberi, gli stessi che lo ricoprono di foglie in autunno. Sono anni che ha scelto con cura dove sostare, in piazza Hortis, alla fine di via Cavana,  nel cuore della città vecchia. Se ne sta proprio di fronte a quello che era l’ingresso della sua biblioteca preferita, immobile, come concentrato ad immaginare versi, storie da raccontare. Se ne sta immobile mentre i venditori ambulanti gli sputano sulle scarpe. Non batte ciglio se i ragazzini sbronzi del sabato sera lanciano bottiglie vuote a pochi passi da lui. Non arrossisce quando i turisti, senza pudore, lo abbracciano per includerlo nelle foto ricordo. E quando qualcuno, vedendolo così, tutto solo, vorrebbe offrirgli una sigaretta? Lui non gradisce, mai.

Lui, il caro buon vecchio Italo Svevo, semplicemente sta. Scolpito a grandezza reale da Nino Spagnoli. Per ricordare ai passanti che “la vita non è né bella né brutta, ma originale”.

Paese che vai

•26 agosto 2010 • Lascia un commento

Io viaggio da sola

•1 agosto 2010 • 4 commenti

Il trucco sta nel prendere il via. Partire. Lotterai per ore con la femminile incapacità di ottenere zaini del peso inferiore ai quindici kg. All’imbarco in aeroporto, in stazione, sulla strada sentirai quella sottile fitta allo stomaco che mescola eccitazione e malinconia. Farai delle interminabili chiacchierate con la vecchina seduta accanto a te fino a cedere al soliloquio interiore che tanto ti spaventa. Di notte l’udito si acuirà e il verso di un ranocchio darà il via a mostruosi incubi sugli alieni mutanti. Diffiderai dei venditori e dei chiacchieroni seduti al banco del bar, tutti maniaci. Una serata di divertimento celerà il fantasma di tutta quell’orrenda famiglia di malattie che romanticamente chiamano veneree.

Andrà così per un po’, è soggettivo. Finché ti sveglierai una mattina e ti sentirai diversa. Come a tredici anni quando sei diventata signorina. Avrai imparato a montare la tenda con nonchalance quasi maschile e nel bosco, la notte, non sentirai altro che i normalissimi suoni della natura. La farai con indifferenza nei bagni pubblici e quella vocina interiore che chiacchiera con la parte più nascosta di te sarà diventata un’ottima compagna di viaggio.

Imparerai a riconoscere le persone fidate. Ti atteggerai a disinvolta donna di mondo con i locali e con i backpackers incontrati lungo la strada. E, dallo zaino, avrai eliminato quella schiera di magliette che se esci a bere l’aperitivo in città proprio proprio non puoi farne a meno.

Certo, un tramonto sull’oceano abbracciata al tuo lui sarebbe diverso. La strada condivisa avrebbe altri suoni, altri profumi. Tutto parrebbe più intenso.

Ma in fondo, prima o poi, anche l’uomo della tua vita ti lascerà.

Luciano, no grazie.

•15 luglio 2010 • Lascia un commento

Come con un corpo che hai imparato a conoscere, scivoli sicuro in un leggero sfiorare che produce il tremore atteso: da manuale. Ma è il brivido che nasce dall’imprevisto, se sai accettarlo, dalla passione per il vizio e per il nuovo che ti fa dimenticare per un attimo le regole del gioco e, d’altronde, le regole del gioco non esistono veramente. (le fai tu).
La donna che si vende navigata ha il suo taboo, mentre i curiosi s’abbandonano felici e i precisi, piegati a 90° sulle loro guide turistiche o dietro all’ombrellino eretto, sperimentano i loro 11 minuti canonici. (conta quello che ti piace, non quello che sei)
Non lasciarti distrarre: rischia, metti in ginocchio.
All’inizio si può aver paura, solo gli incoscienti non l’hanno. Fa di te quello che sei. Avventuroso o canonico? (Butta via la Routard), E non dimenticare che spesso i posti meno battuti sono i più interessanti. E non parlo di sesso anale.